La Mostra

Il nome di Canaletto si associa alle vedute di Venezia, immagini cristallizzate nella luce limpida divenute parte fondamentale del Mito della Serenissima, che hanno riscosso fin da allora un successo straordinario facendo sognare i turisti inglesi del Gran Tour

Ma Canaletto non è solo questo. Emerge come pittore affrontando da scenografo teatrale, quale era in giovinezza, con pennellate impetuose e luce drammatica, le prime vedute di Venezia e i capricci; si rivela fin da subito instancabile sperimentatore, alla ricerca di sempre nuovi soggetti, composizioni, tecniche, effetti. Ma è anche artigiano umile che lavora in continuazione e cronista splendido delle feste. Artista razionale, all’avanguardia, emblema dell’epoca dei Lumi e, assieme, inventore dei capricci più sorprendenti e squisiti; e, ancora, pittore della civiltà inglese del Settecento e supremo disegnatore. A questo straordinario interprete dell’arte italiana del Settecento è dedicata Canaletto 1697-1768, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, organizzata dall’Associazione Culturale MetaMorfosi in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, a cura di Bożena Anna Kowalczyk.

In mostra, per celebrarne il 250° anniversario della morte, il più grande nucleo di opere di sua mano mai esposto in Italia: 68 tra dipinti, disegni e documenti selezionati per la loro bellezza e per la loro importanza, che ne illustrano il pensiero e il metodo, la tecnica e il rapporto con la realtà.

Una grandissima occasione per Roma, la città dove nel 1719 l’artista ventiduenne decise di specializzarsi nella veduta: Roma lo affascinò con i suoi templi e le pietre antiche e, anche se non fece più ritorno nella Città Eterna, i motivi romani non abbandoneranno mai la sua opera. Una sala ricca di prestiti eccezionali è dedicata alle vedute di Roma, realizzate negli anni della maturità.

La capitale lo celebra riunendo opere che provengono da alcuni tra i più importanti musei del mondo: il Museo Pushkin di Mosca, il Jacquemart-André di Parigi, il Museo delle Belle Arti di Budapest, la National Gallery di Londra e il Kunsthistorisches Museum di Vienna. E da i più grandi musei italiani: il Castello Sforzesco di Milano; i Musei Reali di Torino; la Fondazione Giorgio Cini e le Gallerie dell’Accademia di Venezia; la Galleria Borghese e le Gallerie Nazionali d’arte Antica Palazzo Barberini di Roma.

Tra i capolavori in mostra spiccano due opere della Pinacoteca Gianni e Marella Agnelli di Torino: Il Canal Grande da nord, verso il ponte di Rialto, e Il Canal Grande con Santa Maria della Carità, per la prima volta assieme al manoscritto della Biblioteca Statale di Lucca. Eccezionalmente, si riuniscono inoltre per la prima volta le due parti di un’unica, ampia tela tagliata prima del 1802, raffigurante Chelsea da Battersea Reach. La parte sinistra proviene da Blickling Hall, National Trust, Regno Unito; quella destra, dal Museo Nacional De Bellas Artes de la Habana, per la prima volta è stata concessa in prestito dal governo cubano